Buddy Rich: tecnica, velocità e carattere
· Andrea Ciosti Cetica
Se chiedi a un batterista chi sia stato il più veloce di tutti, prima o poi salta fuori un nome: Buddy Rich. Mani impossibili, un controllo del volume impressionante e un carattere, diciamo, piuttosto deciso. È uno di quei musicisti che si guardano sui video a bocca aperta, e che dopo ti fanno venire voglia di correre a studiare.
Ma dietro la leggenda della velocità c'è una storia lunghissima, iniziata quando Buddy non sapeva ancora camminare bene.
Un bambino sul palco
Bernard "Buddy" Rich nasce a Brooklyn, New York, il 30 settembre 1917. I genitori lavorano nel vaudeville, il teatro di varietà americano, e lo portano in scena prima ancora dei due anni. Sul cartellone il piccolo è "Traps, the Drum Wonder": "trap" era il nome che allora si dava alla batteria.
Negli anni Venti e Trenta diventa uno dei bambini artisti più pagati d'America e va in tournée anche in Australia. Sul tema dello studio le fonti non sono d'accordo: Rich raccontava di non aver mai preso lezioni, ma non tutti la pensano così. Di sicuro, il palco è stato la sua prima scuola.
Dalle big band a Tommy Dorsey
Nel 1937 comincia con il gruppo del clarinettista Joe Marsala, poi passa da Bunny Berigan e, alla fine del 1938, da Artie Shaw. Il salto vero arriva nel 1939 con l'orchestra di Tommy Dorsey, dove resta fino al 1942. Nella stessa band canta un giovane Frank Sinatra.
Nel 1942 si arruola nei Marines e ne esce nel 1944 per motivi di salute. Poi torna nelle grandi orchestre: di nuovo Dorsey, e per molti anni, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, Harry James. Nel 1955 incide con Gene Krupa il disco Krupa and Rich, prodotto da Norman Granz: un incontro tra due generazioni. Se ti sei perso la storia di Krupa, la trovi in Gene Krupa e "Sing, Sing, Sing".
La sua big band e "West Side Story"
Nel 1966, a quasi cinquant'anni, quando le big band sembrano roba del passato, Buddy ne fonda una sua. Nello stesso anno esce Swingin' New Big Band, con un lungo medley di "West Side Story" di Leonard Bernstein che diventerà uno dei pezzi forti dei suoi concerti.
Continua a guidare le sue band fino alla fine, suonando spesso nelle università per i ragazzi. Nel 1986 entra nella Hall of Fame della Percussive Arts Society. Muore a Los Angeles il 2 aprile 1987, dopo un intervento per un tumore al cervello.
Non solo velocità
È facile ricordare Buddy Rich solo per i rulli fulminanti e le "battaglie di batteria" in TV. Ma chi ascolta bene sente altro: un controllo dinamico enorme, dal fortissimo alle spazzole più delicate, e un modo di accompagnare la band sempre al servizio della musica. Suonava con Charlie Parker e reggeva un'intera orchestra senza mai perdere il tempo.
Grazie alla televisione, poi, il suo nome arriva anche a chi il jazz non lo ascolta: è ospite fisso del Tonight Show di Johnny Carson e di tanti altri programmi, dove tra una battuta e l'altra si mette alla batteria e lascia tutti senza parole.
E poi il carattere. Duro, esigente, a volte troppo. Ma quella stessa esigenza la pretendeva anche da sé stesso.
Cosa ci insegna questa storia
La velocità impressiona, ma è il controllo che fa un grande batterista. Buddy Rich era veloce perché era preciso: ogni colpo uguale, ogni dinamica voluta. Ed è una cosa che si costruisce lentamente, non andando a tutta.
Esercizio della settimana: colpi singoli R L R L in semicrome sul rullante, a 80 bpm. Due battute piano (bacchette a 3–4 cm dalla pelle), due battute forte (20 cm), senza cambiare tempo. Cinque minuti al giorno; sali di 4 bpm solo quando il passaggio piano/forte è pulito. Ascolta Swingin' New Big Band e prova a sentire quante volte Buddy cambia volume.