Timpani, rullante, grancassa: le percussioni dell'orchestra spiegate semplici
· Andrea Ciosti Cetica
Quando pensi a un'orchestra sinfonica ti vengono in mente i violini, magari i fiati. In fondo al palco, però, c'è una fila di strumenti che spesso suona poco ma, quando entra, cambia tutto: le percussioni. Un colpo di grancassa, un rullo di timpani, un rullante che marcia per un quarto d'ora.
Oggi ti racconto i tre tamburi principali dell'orchestra: i timpani, il rullante e la grancassa. Hanno storie diversissime, e nessuno dei tre è nato in sala da concerto.
I timpani: i tamburi che fanno le note
I timpani sono gli unici tamburi dell'orchestra che suonano una nota precisa. Sono fatti da una grande caldaia, tradizionalmente di rame, con sopra una pelle tesa. Cambiando la tensione della pelle cambia l'altezza del suono: ecco perché i timpanisti, tra un brano e l'altro, si chinano sullo strumento ad ascoltare e accordare.
I loro antenati sono i nakers (in arabo naqqara), piccoli tamburi a caldaia di origine araba arrivati in Europa al tempo delle Crociate. Per secoli i timpani sono stati strumenti militari e da cerimonia, suonati a cavallo insieme alle trombe.
Nel Seicento entrano stabilmente in orchestra: tra i primi esempi c'è l'opera Thésée di Jean-Baptiste Lully, del 1675. All'epoca se ne usavano di solito due, accordati sulle due note più importanti della tonalità, la tonica e la dominante.
Poi i compositori hanno chiesto sempre di più. Haydn ha intitolato una sinfonia proprio al rullo di timpani con cui comincia: la n. 103, detta "Rullo di timpani". Berlioz, nel suo Requiem del 1837, arriva a chiedere sedici timpani contemporaneamente. Nell'Ottocento, a Dresda, nascono i primi timpani a pedale, che permettono di cambiare nota con il piede mentre si suona.
La grancassa: un regalo dei giannizzeri
La grancassa ha un'origine sorprendente: viene dal davul, il grande tamburo delle bande militari ottomane, i giannizzeri. Nel Settecento in Europa scoppia la moda della "musica turca": grancassa, piatti e triangolo diventano il modo per dare un colore esotico a un brano. Non a caso, fino all'inizio dell'Ottocento la grancassa era chiamata semplicemente "tamburo turco".
Tra i primi a usarla in orchestra ci sono Gluck, con l'opera Le cadi dupé (1761), e Mozart, con Il ratto dal serraglio (1782), ambientato proprio in Turchia. Anche Haydn la usa nella sua sinfonia "Militare".
Col tempo la grancassa perde l'etichetta "turca" e diventa lo strumento che dà peso ai momenti forti. Pensa al Dies irae della Messa da Requiem di Verdi (1874): quei colpi enormi sono lei.
Il rullante: dal campo di battaglia al palco
Il rullante discende dal tabor, un tamburo medievale spesso suonato insieme a un piffero. La sua caratteristica è la cordiera: una serie di fili (oggi di metallo) tesi sotto la pelle inferiore. Quando colpisci la pelle superiore, quella inferiore vibra e fa "frusciare" i fili: da qui quel suono secco e croccante che riconosci subito.
Per secoli il rullante è stato lo strumento degli eserciti: prima della radio serviva a dare ordini e segnali ai soldati. In orchestra entra con calma. Rossini gli regala un momento da protagonista nell'ouverture della Gazza ladra (1817), che si apre proprio con i rulli del tamburo.
E poi c'è il Boléro di Ravel: per circa quindici minuti il rullante ripete lo stesso disegno ritmico, dall'inizio alla fine, mentre l'orchestra cresce intorno a lui. È uno dei passaggi più famosi, e più temuti, di tutto il repertorio per percussionisti.
Chi suona tutto questo?
Una curiosità che sorprende molti: in orchestra il timpanista è di solito un ruolo a sé, mentre gli altri percussionisti si dividono rullante, grancassa, piatti, triangolo, xilofono e tutto il resto, spostandosi da uno strumento all'altro durante il brano. È un lavoro di precisione e di ascolto: spesso devi aspettare decine di battute per suonare una sola nota, e quella nota deve arrivare esattamente al momento giusto.
Prova ad ascoltare
Ti propongo un piccolo esercizio di ascolto. Metti il Boléro di Ravel e segui solo il rullante, dall'inizio alla fine. Poi ascolta l'apertura della Sinfonia n. 103 di Haydn e il Dies irae di Verdi. Tre strumenti, tre caratteri diversissimi.
Se ti incuriosisce il lato "orchestrale" delle percussioni, a lezione possiamo lavorare anche su rullante, timpani e tastiere: lezioni di batteria e percussioni ad Arezzo e Castiglion Fiorentino. E per scoprire come questi tamburi sono finiti tutti nelle mani di un solo musicista, leggi com'è nata la batteria.